Un uomo nuovo in Gesù Cristo

Firenze “culla” del Rinascimento e dell’Umanesimo ha accolto Lunedi 9 Novembre i delegati partecipanti al 5°Convegno Ecclesiale Nazionale, la cerimoniadi apertura è avvenuta sotto la cupola del Brunelleschi, alle ore 17. I rintocchi del campanile di Giotto hanno accompagnato le processioni di vescovi e delegati che si erano snodate dalle quattro basiliche principali della città e dopo aver attraversato il Battistero, simbolo della nascita in Cristo, hanno fatto il loro ingresso in Cattedrale dove ad attenderli c’era l’Arcivescovo Betori, il quale nel suo discorso di benvenuto ha voluto sottolineare che Firenze è una città in cui “l’affermazione dell’umano, nelle sue espressioni migliori, ha saputo legare insieme il senso  alto  della cultura e dell’arte con  la  cura  del debole e  l’esercizio della misericordia, questa città, vi indica come un traguardo e  una missione: una sintesi  di ricerca sincera e intensa del vero, di  espressione  in superbe forme di bellezza, di passione generosa e multiforme di carità.” La prolusione dell’Arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia ha indicato le linee guida  di impegno per il futuro della Chiesa  riproponendo il magistero  rivoluzionario di Papa Francesco  e come punto di partenza  dove iniziare ad operare: la famiglia che è sempre  più, bisognosa  di “una accoglienza compassionevole  e di un accompagnamento e sostegno della sua esistenza”. Dunque c’è la necessità di “riappropriarsi della  speranza che la fede cristiana ha seminato nella sua speranza  che  la  fede  cristiana  ha  seminato  nella  sua  storia, dando vita a un patrimonio di umanità, santità e civiltà esemplare per il mondo intero” Nella  parte  finale della  prolusione l’Arcivescovo  di Torino ha sottolineato che la messa in crisi dei fondamenti su cui si radicano libertà e responsabilità  dell’uomo verso la vita, la famiglia ed il creato conducono alla morte dell’uomo stesso e di quel bene comune che cementa la società e ne  garantisce il futuro. Ma l’ospite più atteso di questo evento è stato Francesco,il Papa venuto da lontano colui che attraverso  il  dialogo desidera aprire le  nuove  “frontiere” della  Fede  per curare il cuore  di  un’umanità  ferita.

65_un-uomo-nuovo_foto-1

Il discorso del Santo Padre ai convegnisti ha avuto come partenza il volto di Gesù  ricordando ai presenti che il Suo volto è simile a quello di tanti fratelli umiliati, schiavi e svuotati, Dio ha assunto il loro volto, e quel volto ci guarda. Il Santo Padre ha espresso il concetto di “umanesimo” attraverso tre parole: disinteresse,  umiltà e beatitudine, sottolineando che una Chiesa che presenta  questi  tre segni i è una Chiesa che sa riconoscere l’azione del Signore nel mondo, nella cultura, nella vita quotidiana della gente. Il  culmine dell’emozione per tutti è stato  l’arrivo di Papa Francesco al Franchi,lo stadio gremito di fedeli  accolto con un’ovazione interminabile, un’omelia  semplice e sintetica  in cui ha invitato i cristiani ad andare controcorrente con gioia, a scandalizzare con la fede ricordando  uno dei concetti espressi in Santa Maria del Fiore ai convegnisti: A  Gesù la gente interessa, per  poter mantenere un  contatto con essa. Mantenere un  sano  contatto con la realtà, con ciò che la gente vive, con le sue lacrime e le sue gioie, è l’unico modo per  poterla aiutare,  formare e comunicare,   l’unico modo per parlare ai cuori delle persone toccando la loro esperienza quotidiana: il lavoro, la famiglia, i problemi di  salute,  il traffico,  la scuola, i servizi sanitari. E’ l’unico modo  per aprire il loro cuore  all’ascolto di Dio.” “I discepoli di Gesù  non devono  mai dimenticare da dove sono stati scelti, cioè tra la gente, e non devono mai cadere nella tentazione di assumere atteggiamenti distaccati. Questo vale anche per noi. E il fatto che oggi ci siamo radunati a celebrare la Santa Messa in uno  stadio sportivo ce lo ricorda. La Chiesa, come Gesù, vive in mezzo alla gente e per la gente. Per questo la Chiesa, in tutta la sua storia, ha sempre portato in sé la stessa domanda: chi è Gesù per gli uomini e le donne di oggi?”. La risposta è: “La comunione tra divino e umano,  realizzata  pianamente  in  Gesù, è la nostra meta.”

65_un-uomo-nuovo_foto-2

Adesso lasciamo spazio alle emozioni di coloro che hanno partecipato a questa giornata indimenticabile ed hanno voluto lasciare una testimonianza nel “libro dei ricordi” della nostra parrocchia.

Fiorella:
Il primo  pensiero  che ho  avuto  stamattina  appena  sveglia è stato:  peccato,  e già  passato! L’emozione  è stata forte, ma non solo a vedere il nostro Papa girare sulla sua piccola auto giù  in mezzo a tutti, in uno stadio, ma soprattutto per essere lì in mezzo a tante altre persone, come  me,a cantare e pensare che la mia voce sarebbe stata ascoltata direttamente proprio da lui. Perché sì’,per me era proprio come se solo io cantassi,bene o male che fosse,   ma cantassi per lui che rappresenta Gesù sulla terra. È stato come pensare di cantare in mezzo agli angeli! Non esagero, è  stato proprio così. E accanto a  me c’erano   tutti  gli  amici, non solo  del  mio coro che io sentivo vicinissimi,ma tanti altri che  come me provavano le stesse emozioni. È stato bello davvero e sono contenta di poter dire Io c’ero.

Angela:
Per me catechista  dei cresimandi, la celebrazione della Santa Messa con Papa Francesco è stata a dir poco emozionante: i ragazzi hanno  materialmente visto che la Chiesa viva, fatta da giovani, anziani, famiglie e volontari, si è riconosciuta con gioia nel suo pastore mandato dallo Spirito Santo.

65_un-uomo-nuovo_foto-3

Cristina:
Ero lì martedì scorso, in una posizione di privilegio, sul prato, tra i carcerati di Sollicciano e i parroci, in veste bianca, radunatisi da tutte le regioni italiane. L ’Artemio Franchi l’ho vissuto in altre circostanze, o con Marco e Novella a tifare viola o in occasione di concerti, che non sempre hanno lascito il segno. Martedì non embrava neppure  di  essere in quello stesso stadio.  Non  soltanto per la coreografia, il bellissimo altare su  cui svettava un lirico crocefisso del ‘300 con vicina la moderna Annunciazione  in terracotta, ma soprattutto per la pace, quasi irreale, palpabile, nell’aria, nei volti delle persone, nelle loro attitudini.  Se mi  voltavo da un lato potevo  osservare da vicino persone che, su facce segnati a vicende buie, sono riuscite a far riemergere la serenità, uno spiraglio di salvezza dovuto anche alla luce della fede . Quando mi voltavo  dall’altro vedevo qui sacerdoti, che della fede hanno fatto una scelta di vita, vestiti di bianco, di provenienza e anche di etnia diversa, taluni giovanissimi, tutti  tecnologici e emozionati, in trepida attesa. Nell’istante  in cui  Papa Francesco ha varcato le soglie dello stadio, ha preso concretezza quello che Sua Santità ha poi   sottolineato  nell’omelia: l’unico modo per toccare i cuori è toccare l’esperienza quotidiana della gente: il lavoro, la scuola, il traffico”. “Perché la “chiesa vive in mezzo alla gente”. Le  parole di Papa Francesco hanno risuonato cristalline nel silenzio di migliaia di fedeli riuniti nella preghiera. Per formazione risuonano ancora nella mia mente le riflessioni su Firenze città dell’Umanesimo, città dove  arte, fede e cittadinanza si sono sempre composte  in un  equilibrio dinamico tra denuncia e proposta, a creare un’opera collettiva   in permanente costruzione  in cui sono da mettere in comune proprio le cose che differenziano, incluse le appartenenze politiche o religiose. Una  Firenze  da cui sarebbe necessario ripartisse un nuovo Umanesimo. Quando in migliaia siamo usciti dalla stadio, non eccitati come al ritorno da una partita o da un concerto, ma composti, silenziosi, sorridenti e sereni, come dopo una messa domenicale, in quel momento, il seme di quelle parole pareva gettato.

Andrea:
A pieno cuore ti voglio cantare, renderti grazie mio Signore (Sal.138). E noi coristia pieno cuore abbiamo cantato, con l’entusiasmo di un cuore giovane che nel canto si esprime liberamente.  E’ vero che il canto era  per il Signore, ma noi l’abbiamo riversato anche sul Suo rappresentato tra noi. In Lui vedevamo non solo il Padre, ma un fratello, uno di  noi a cui comunicare  tutta la nostra solidarietà il  nostro consenso,  la nostra ammirazione.  Eravamo tutti  lì per Lui  ed  a  pieno cuore abbiamo cantato.

Sabrina:
Martedì  10 Novembre. Stadio Artemio Franchi tutta un’altra atmosfera. Entrata nello stadio  ho avvertito un senso  di pace  così  profondo e sincero da sembrare quasi irreale, mai  provato neppure in  Piazza San Pietro.  Dovuto in gran parte alla posizione di privilegio avuta, lato altare. Quando  Sua Santità è passato in processione davanti  a me  ho  sentito  la  presenza del Signore. Ho  sentito  il suo  Spirito in me, l’abbraccio caloroso  di  un  padre. Un’omelia che  sicuramente è  arrivata  nei cuor  di tutti, trasmetteva  messaggi concreti.  Vicina a  delle persone messe alla  prova dalla vita, dal peso degli errori e la forza della vocazione. Fra carcerati e sacerdoti,quella giornata  ha lasciato in me una serenità interiore che da tempo non sentivo più.” Tutti  noi dobbiamo accogliere  senza indugio  l’invito  di Papa  Francesco  lasciare  da parte i nostri timori ed “uscire” prendere il largo con coraggio  e  ricercare nuovi percorsi  per andare incontro  con umiltà, beatitudine e disinteresse  a  l’uomo dei nostri  tempi.

65_un-uomo-nuovo_foto-4